LE COMMUNITIES INU 2017/2018

Consumo di suolo e rigenerazione urbana

Andrea Arcidiacono | andrea.arcidiacono@polimi.it

I processi di trasformazione delle superfici agricole e naturali verso usi antropici, comunemente descritti con l’espressione di “consumo di suolo”, continuano nel nostro Paese con intensità assai rilevanti (ISPRA, 2016), malgrado la crisi ancora acuta del settore edilizio e immobiliare. In questi anni l’INU direttamente e attraverso le attività e le ricerche del Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS) ha contribuito in modo significativo a porre al centro del dibattito culturale e politico il tema del contenimento del consumo di suolo. Un percorso di ricerca che ha visto un ruolo attivo del CRCS anche nella costruzione di una rete importante di relazioni con enti di ricerca (ISTAT, ISPRA), associazioni (Legambiente, WWF, FAI, LIPU e altre già coinvolte nell’ambito del progetto People4Soil) e istituti universitari (Politecnico di Milano, Politecnico di Bari, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Napoli) ampiamente documentata dagli esiti dei 6 Rapporti che, a partire dal 2009, il CRCS ha realizzato e pubblicato (INU edizioni). In tal senso il programma di lavoro su “Consumo di Suolo e rigenerazione urbana” prende le mosse dalle attività del CRCS, con cui consolida da subito nuove e rinnovate sinergie, sia nelle attività di elaborazione e riflessione critica sulle proposte legislative in corso, sia nella individuazione di nuove priorità nel progetto urbanistico; per aprirsi in modo sempre più ampio alle Sezioni e al mondo INU in generale.

Sostenibilità ambientale

Simona Tondelli | simona.tondelli@unibo.it

In una prospettiva di progressiva riduzione del consumo di suolo e di promozione di città ragionevolmente compatte, le NATURE-BASED SOLUTIONS possono contribuire a rinnovare il concetto di standard urbanistico, basato su parametri quantitativi, per meglio interpretare ed essere incluse nei concetti di dotazioni ecologiche ed ambientali e di dotazioni territoriali. La VAS, se concepita come nuovo approccio di pianificazione e parte integrante del processo di piano, può costituire senza dubbio una occasione per definire scelte consapevoli in funzione di scenari chiaramente definiti in base a principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale che, ad oggi, paiono essere i più credibili ed equi e, pertanto, maggiormente condivisi. Le riforme: urbanistica e fiscalità: le procedure valutative possono rappresentare una metodologia efficace in grado di legare forme incentivanti a requisiti di sostenibilità ed efficienza delle trasformazioni, evitando quindi di attribuire premialità “a pioggia” o con criteri poco trasparenti. Alla luce delle esperienze condotte nell’ambito della definizione dei PAES si nota una difficoltà di attuare le azioni dei piani energetici e di renderle effettivamente integrate all’interno delle politiche urbane e territoriali più generali. Si ritiene però che queste esperienze vadano valorizzate e la strada può essere quella di una loro effettiva integrazione all’interno del piano urbanistico, in modo da guadagnare un impegno politico e una adeguata allocazione di risorse finanziarie. Il modello di città circolare impone una importante revisione di quelli che sono i concetti ed i meccanismi fondamentali dell’urbanistica corrente. La città circolare richiede un passaggio: dal concetto di destinazione d’uso intesa come funzione “fissata” dal piano su un determinato ambito spaziale, al concetto di attività, meno statiche nel tempo, dal concetto di stanzialità al concetto di temporaneità, dal concetto di proprietà al concetto di condivisione. Ciò implica la necessaria rimodulazione del concetto di standard (urbanistico, di parcheggi pertinenziali, ecc.), sia in termini di quantità minime richieste, sia in termini di relazione con una sola funzione urbana.

Città resiliente e disegno urbano

Carlo Gasparrini | gasparrini.carlo@gmail.com

Due sono le aperture principali:

La Mappa dell’Italia resiliente in grado di rappresentare, in modo incrementale e aggiornabile nel tempo, le esperienze e gli attori più significativi a scala regionale e locale di piani, programmi, progetti, pratiche, forme di organizzazione e cooperazione fra attori, finalizzate alla costruzione di strategie e tattiche adattive, di fronte alle domande poste dalla questione ambientale nelle città e nei territori. La Carta delle città resilienti, per la definizione di requisiti dell’azione multi-scalare e integrata dei diversi soggetti pubblici, sociali e imprenditoriali impegnati nelle politiche di resilienza urbana, animata da una forte interazione tra obiettivi ecologici e sociali attorno ai beni comuni e a una nuova dimensione circolare dell’economia urbana (sviluppando il decalogo elaborato nei due Convegni nazionali di Roma - 22 maggio 2015 - e di Messina - 22 ottobre 2015, cfr. sintesi in All. 2). Per quel che riguarda gli Strumenti, la Carta e l’interpretazione critica delle esperienze raccolte nella Mappa contribuiranno a delineare il valore e il ruolo innovativo di:

- infrastrutture blu e verdi come telaio incrementale e resiliente di una nuova “città pubblica” e campo di lavoro ineludibile di una pianificazione ecologicamente orientata e attenta alla dimensione geo-strategica e sistemica di scala urbana e metropolitana, strettamente connessa cioè ad alcune componenti strutturanti delle geografie urbane e, allo stesso tempo, di una molteplicità di progetti e pratiche diffuse e di processi di compensazione ambientale;

- una nuova generazione di interventi integrati di rigenerazione urbana alla scala dei tessuti e degli spazi in-between attraverso interventi di piccola taglia, diffusi e diretti, in cui si misura la consapevolezza e il protagonismo delle comunità locali e delle nuove forme imprenditoriali generate da una economia green alimentata dal riciclo e dalla valorizzazione dei beni comuni, rispondendo in modo resiliente anche alle domande di sicurezza e riduzione dei diversi “rischi”.

Città storica

Marisa Fantin | marisafantin@archistudio.eu

La città storica contiene al suo interno situazioni di degrado, instabilità, sottoutilizzo paragonabili a quelle che ritroviamo nelle periferie, rappresenta essa stessa una periferia. Quegli stessi tessuti storici che citiamo per la loro bellezza e sui quali molto è stato investito: nella riqualificazione degli spazi pubblici, nella progettazione di sistemi di accessibilità, nella promozione dell’immagine e degli usi. Ciò a significare che dobbiamo pensare al concetto di periferia come indifferente rispetto a quello della qualità. Insomma, la bellezza non ci salverà.

La valorizzazione del tessuto storico è una delle azioni più efficaci per ridurre lo spreco di suolo in molti casi dovuto alle scelte di espulsione delle funzioni più attrattive dai centri delle città. La rigenerazione del patrimonio storico consente di migliorare, nella logica del riuso e della riqualificazione, le prestazioni energetiche e climatiche delle nostre città e al tempo stesso di ridare valore (anche economico e sociale) al patrimonio culturale e rappresentativo delle comunità. Ragionare sulla città storica significa ribaltare il concetto di conservazione verso una logica di trasformazione nella quale tutti i linguaggi possono trovare spazio e tutti traggono valore dalla stratificazione. Urbanistica e architettura devono necessariamente trovare un dialogo nel quale entrambe si ricollocano in un rapporto dialettico. Dunque devono essere ripensati gli strumenti e i processi, l’urbanistica non potrà essere solo regolazione, ma dovrà divenire anche strumento attivo di progettazione e promozione. Tornare a progettare nel tessuto storico comporta anche un rapporto nuovo con le realtà produttive, sia quelle che possono ritornare a investire nel patrimonio culturale, sia le stesse categorie economiche che devono attrezzarsi per essere in grado di progettare e realizzare il rinnovo riducendo i costi.

Per ottenere questo risultato, la logica progettuale dovrà avere una matrice aperta e riadattabile, con una filosofia del tutto opposta a quella dell’iper-specializzazione e invece legata all’idea della città come luogo di condivisione e di relazione: un luogo che evita le definizioni troppo rigide perché si presenta come sovrapposizione di livelli narrativi e funzionali differenti.

Città accessibili

Iginio Rossi | iginio.rossi@inu.it

Città accessibili a tutti pone l’attenzione a esperienze di riferimento e all’individuazione di percorsi programmatici e progettuali nella pratica nazionale e internazionale. Lo studio riguarda anche gli organismi istituzionali (Osservatori nazionale e regionali, centri assistenziali sociosanitari) per ottenere le mappature da porre alla base di indirizzi per le città italiane e per i processi formativi. L’obiettivo è la definizione d i modelli d’intervento, delle modalità attuative per rendere coese le strategie di rigenerazione urbana con quelle finalizzate a rendere le città più accessibili a tutti. La problematica si caratterizza per l’articolazione degli aspetti, per la multisettorialità, per l’interdisciplinarietà, per le forti connessioni con il vissuto sociale e per relazioni e interdipendenze con il funzionamento urbano che pongono innanzi a tutto la centralità della persona senza alcuna distinzione di condizione fisica, sensoriale, percettiva, intellettiva, sociale, culturale, economica. Mirando al miglioramento della qualità urbana e considerando primaria la relazione tra vitalità-accessibilità per tutti appare inevitabile la ricerca di tradurre la relazione con i nuovi standard in obiettivi per i nuovi piani e progetti territoriali. Il PEBA, molto datato e disatteso, è una strumento che se utilizzato con modalità integrate e multifunzionale potrebbe essere innovativo, ma anche altri dispositivi possono aprirsi alla città accessibile a tutti, quali per esempi: programmi complessi, programmi europei, ecc. Queste esperienze se sviluppate con modalità di sperimentazione potrebbero contribuire a definire meglio i percorsi di riforma urbanistica e fiscale.

Spazio pubblico

Marichela Sepe | marisepe@unina.it

Il tema dello spazio pubblico costituisce fattore centrale e trasversale ad un tempo nell’ambito delle diverse attività e ambiti di interesse dell’INU e, più in generale, delle discipline afferenti all’urbanistica, alla progettazione urbana, all’architettura. Si intreccia altresì con le tematiche della partecipazione, della sostenibilità economica, sociale ed ambientale, della creatività, delle infrastrutture, delle migrazioni, solo per citarne alcune. Si comprende quindi la complessità e l’importanza del tema, e, allo stesso tempo, le molteplici possibilità di interazioni con soggetti e attori pubblici e privati con i quali poter interagire e scambiare idee e buone pratiche, nonché attivare eventuali collaborazioni. In merito ai nuovi standard, l’attività sarà tesa ad aggiornarli per quello che attiene lo spazio pubblico introducendo parametri legati anche ad aspetti intangibili e alle caratteristiche socio-ambientali dei luoghi. Riguardo ai nuovi strumenti, si intende realizzare un toolkit, che, partendo dalla Carta dello Spazio Pubblico e dagli esempi di maggiore interesse presentati nell’ambito del Paese che vorrei e della BiSP, costituisca uno strumento di riferimento per realizzare spazi pubblici di qualità. La costruzione del toolkit comprenderà buone pratiche, con attenzione non solo allo spazio urbano ma anche alle modalità utilizzate per realizzarlo, soggetti coinvolti, tipologie di finanziamento attivate. La costruzione dello “strumento” ha il duplice obiettivo di coinvolgere sezioni inu e enti interessati che forniranno i materiali sulle buone pratiche e di attivare o consolidare nuove collaborazioni e sinergie.

Ricerche e sperimentazioni nuovi standard

Carolina Giaimo | carolina.giaimo@polito.it

Nel 2018 si celebra il cinquantennale del Decreto 1444 che ha introdotto gli Standard Urbanistici (SU) intesi quali aree per prestazioni minime offerte ai cittadini capaci di rispondere alla domanda collettiva di istruzione, sanità, igiene, sicurezza, mobilità, assistenza, cultura, svago, sport e amministrazione, preordinate ad essere espropriate: è necessario oggi tornare a riflettere sul ruolo che questo provvedimento ha avuto, con tempi e modalità differenti nelle diverse realtà regionali, nella progettazione e costruzione della città e dei territori italiani e sul tipo di “saperi” che fino ad oggi se ne sono occupati (nuova conoscenza, ad esempio fondata sui flussi di servizi ecosistemici-SE i cui valori esprimono qualità e perfomance dei suoli a prescindere dalla proprietà e disponibilità di essi).L’attualità del tema degli SU è legata a questioni fondamentali quali:

  • l’influenza degli standard nel determinare la configurazione spaziale e la qualità della vita nelle città, nell’assegnare funzioni, significati e valori differenziati agli spazi urbani, nell’offrire dotazioni minime di spazi e servizi pubblici uguali (in potenziale contrasto alla divisione sociale dello spazio);

  • il ruolo della pianificazione e progettazione degli standard urbanistici nel governo locale delle città, con riferimento al rapporto fra politiche urbane, risorse e finanza locale;

  • il ruolo degli standard per un progetto consapevole di città pubblica e welfare urbano, in rapporto all’evoluzione della domanda sociale e del concetto stesso di qualità insediativa e concorrendo alla riduzione delle disuguaglianze.

Politiche e servizi per l’abitare sociale

Laura Pogliani | laura.pogliani@polimi.it

Il rischio di ridurre tematiche a questioni settoriali (come spesso è stato inteso il problema della casa, in particolare di quella sociale) va definitivamente superato in favore di un approccio selettivo ma integrato alle questioni dell’abitare nelle nostre città, che interroga le politiche pubbliche a tutto campo: welfare, territorio, fiscalità, ambiente e si colloca nel punto di intersezione tra bisogno sociale, mercato immobiliare e finalità pubbliche di governo del territorio. Garantire l’abitabilità del contesto territoriale, all’interno di una città formata da popolazioni diverse, ciascuna con legittime aspettative, progettualità e intenzioni, non può risolversi nella sommatoria degli interventi edilizi, più o meno riusciti, ma è una politica pubblica che comprende interventi riformatori forti. Molti sono gli aspetti che ci si propone di indagare, tra cui:

- le condizioni giuridiche ed urbanistiche efficaci per promuovere la realizzazione di nuova edilizia sociale;

- le criticità rilevate nell’attuare iniziative di recupero e rinnovamento del patrimonio ERP;

- strumenti, leve e vincoli per reinserire nel mercato una quota dei patrimoni privati sfitti/invenduti;

- la galassia dei nuovi soggetti imprenditoriali legati all’housing e dei promotori finanziari (fondazioni bancarie, CDP, SGR) ed il loro ruolo nel sostenere gli interventi in campo

- le dimensioni, gli strumenti e le potenzialità della regia pubblica in capo all’amministrazione comunale;

- Le modalità disponibili nell’attuale quadro congiunturale per il reperimento delle risorse;

- il contributo delle esperienze pilota rispetto all’innovazione dei processi ideativi e realizzativi e del prodotto (aspetti tipologici, funzionali, costruttivi)

- la gestione degli alloggi sociali e le forme di welfare connesse all’abitare; l’istituzione, la verifica e l’accreditamento dei cosiddetti gestori sociali;

- l’individuazione di soluzioni innovative che associno il trattamento di particolari quote di domanda con limiti di reddito e il riuso di quote di patrimonio pubblico obsolescente e quote di patrimonio privato invenduto o sottotuilizzato.

Paesaggio e biodiversità

Angioletta Voghera | angioletta.voghera@polito.it

Il paesaggio appare alle diverse scale dimensione aggregativa di politiche, piani e interventi, ma si scontra con le difficoltà della stagione di pianificazione paesaggistica post-Codice. Uno degli aspetti di maggiore criticità è inoltre legato alle Intese tra Stato e Regioni per la redazione dei nuovi piani paesaggistici: da un lato, esse rappresentano un’occasione mancata in quanto si riferiscono prevalentemente alla tutela dei beni culturali e paesaggistici, mentre avrebbero potuto stabilire indirizzi e criteri più efficaci per la pianificazione e la valorizzazione del territorio; dall’altro, le Intese hanno contribuito ad allungare la “gestazione” dei pochi piani e a promuovere una visione che in alcuni casi tende ad essere “conservativa” del territorio. Rischia di essere messo in crisi anche il ruolo dei parchi come risorsa ambientale e paesaggistica da valorizzare e gestire, con particolare attenzione alle attese delle popolazioni e delle comunità locali. La realizzazione di reti ecologiche e paesaggistiche è stata uno degli obiettivi centrali della strategia della sostenibilità e della conservazione della biodiversità nonché di politiche per il controllo del consumo di suolo (Voghera, Negrini 2016). Strategici per la sicurezza e la governance sostenibile dei fiumi, i contratti di fiume sono centrali per la qualità del paesaggio e la costruzione della reticolarità ecologica nei territori. Occorre pertanto focalizzare l’attenzione sull’efficacia della pianificazione per il paesaggio attraverso analisi di casi internazionali e nazionali capaci di:

1) evidenziare la reale operatività della pianificazione paesaggistica regionale post-Codice rispetto al piano locale e al progetto di territorio;

2) rappresentare la feconda interazione tra politiche per la natura e per la qualità del paesaggio, capaci di produrre sviluppo e partecipazione delle comunità anche fuori dai confini del parco (cfr. parchi francesi e inglesi, attività da svolgere con la collaborazione di IUCN Italia);

3) il confronto tra i diversi metodi e strumenti che si stanno affermando nel nostro Paese per la valorizzazione della biodiversità, anche con riferimento al dibattito sui servizi eco-sistemici e al ruolo dei contratti di fiume. Tesi di fondo che deve emergere dai 3 fuochi tematici è che Paesaggio e Biodiversità rappresentano certamente un nuovo standard per la qualità del territorio che necessita di innovazione di metodi e strumenti per costruire strategie progettuali a geometria variabile per accomunare più territori e avviare sistemi di politiche e scenari strategici di pianificazione alle diverse scale.

Adattamento climatico e pianificazione del mare

Francesco Musco | francesco.musco@iuav.it

La rapida evoluzione dei quadri delle politiche urbane e per l’ambiente a livello europeo, sta aprendo una stagione di rapidi cambiamenti nella pianificazione delle città e dei sistemi ambientali. Gli indirizzi comunitari prima con il Pacchetto Clima-Energia (2008) e poi con il Libro Bianco sull’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (2009) hanno apportato una brusca accelerazione da un lato, rispetto all’urgenza dell’incremento di efficienza energetica nelle città e a una produzione edilizia a basso impatto; dall’altro hanno avviato un forte dibattito rispetto alla prevenzione dei rischi da eventi climatici estremi e alla necessità dell’incremento di resilienza dei sistemi urbani. In tutto questo gli strumenti dell’urbanistica, di fatto, non hanno subito particolari cambiamenti, lasciando sempre più spazio a pianificazioni alternative di natura volontaria (i Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile, i Piani di Adattamento nelle varie forme e sperimentazioni) che raramente hanno trovato una relazione formalizzata con il piano urbanistico o con le pianificazioni settoriali. Su fronte marittimo, con la definitiva entrata in vigore della Direttiva Europea sulla Pianificazione dello Spazio Marittimo (a supporto della Blue Growth) (2014/89/UE - GU n.260 del 7-11-2016) l’Italia dovrà dotarsi di un sistema di pianificazione spaziale del mare - in forte correlazione con la pianificazione urbanistica e territoriale ordinaria e settoriale - entro la fine del 2021. Le ricadute attese sui sistemi urbani costieri e i loro quadri di pianificazione risultano rilevanti. Inoltre le professionalità in capo alla progettazione dei piani del mare dovranno dare l’opportuno spazio agli urbanisti-pianificatori, nelle relative linee guida nazionali che saranno licenziate dal Ministero delle Infrastrutture entro la fine del 2017.

Governance e Diritti dei cittadini – Partecipazione

Donatella Venti | donatellaventi@gmail.com

Tra i molti temi che nel biennio passato sono stati affrontati, quello della Governance dei processi, della partecipazione, dei diritti dei cittadini ha avuto quale concreto strumento la scrittura e promozione, grazie anche alla collaborazione con altre Associazioni, della Carta della Partecipazione. La Carta è uno strumento aperto, che utilizza un linguaggio universale, semplice e declinabile nelle diverse realtà nazionali. La "Carta della Partecipazione", promossa da INU, Aip2 e Iaf e che vede tra i primi sottoscrittori Cittadinanzattiva, è stata recepita da numerose Amministrazioni Pubbliche e da un numero considerevole di Associazioni, Enti ed organismi. E' un documento breve e scorrevole, una sorta di decalogo, che può aiutare a fare chiarezza sulla Partecipazione, definendo, mediante semplici principi generali cosa si intende per processo partecipativo. La Carta ha lo scopo di accrescere la cultura della partecipazione dei cittadini alle decisioni e sviluppare linguaggi e valori comuni. Ma la Carta non può essere una meta finale, quanto uno strumento di valutazione, oltre che di orientamento, ma soprattutto un punto di partenza da cui orientare la prossima attività della Commissione dedicata "Governance e diritti dei cittadini". Diverse “buone pratiche” individuano modalità diverse di intervento, anche profondamente modificando le prassi di gestione e riuso, riconoscendo un “valore sociale” ed anche economico alle nuove funzioni insediate.

Smart city/Smart Communities

Gianluca Cristoforetti | studiocristoforetti1@gmail.com

L’innovazione tecnologica incrementa le relazioni fra persone e quelle fra persone e luoghi, incrementa lo scambio di conoscenza e così accompagna il cambiamento socio-culturale, quello del ruolo delle cittadinanze, quello delle economie e del lavoro. investire nelle tecnologie a sostegno della nuova pianificazione. In virtù di questo mutato scenario, che non vede più al centro del dibattito l’idea della tecnologia pervasiva come unico fattore abilitante, il contributo introduce una proposta pratico-teorica proprio per provare a definire le smart cities 4.0 e le smart communities come nuove forme di creazione di valore collettivo, e dunque di bene comune, a partire (anche) da suoi rapporti con la tecnologia, le comunità ed il territorio. Un paradigma che basa un nuovo concetto disciplinare, lo smart planning, su due idee strettamente interrelate: quello di una contabilizzazione dell’invisibile resa possibile dalle nuove tecnologie digitali e quella di una accelerazione dei comportamenti virtuosi che tale contabilizzazione favorisce. Questo avviene perché con la tecnologia digitale è possibile contabilizzare le relazioni che generano valore e definire un modello di ridistribuzione del valore (value back), che alimenta le relazioni all’interno della comunità. Il rapporto uno a uno diviene un rapporto uno a molti, e poiché il comportamento virtuoso del singolo può essere premiato attraverso un value back, questo va ad alimentare una “nuova generazione” di valore per la comunità.

Mobilità urbana e logistica

Mauro D’Incecco | mauro.dincecco@inu.it mauro.dincecco@archiworld.it

L’aumento della concentrazione degli abitanti nelle aree urbane, che in Europa supera il 40%, enfatizza la rilevanza economica ed ambientale che gli spostamenti delle persone e delle merci assumono nella nostra società. Per tali ragioni emerge un’esigenza istituzionale di aiuto alla risoluzione dei principali problemi del settore e di ripensamento delle dotazioni per la qualità delle diverse forme urbane (nuovi standard). La mobilità urbana è caratterizzata da profondi mutamenti dovuti agli effetti combinati della crisi economica e delle politiche ambientali dell’UE: a fronte del contrarsi del tasso di motorizzazione, cresce la domanda per il trasporto pubblico locale e sono in forte crescita i servizi di mobilità condivisa come il bike sharing (accompagnato dall’estensione della densità di piste ciclabili) ed il car sharing (alimentato anche dai nuovi servizi a flusso libero). A gestire dicotomie e scenari evolutivi di settore è chiamata l’ultima generazione di piani della mobilità locale (nuovi strumenti) noti come PUMS – Piani Urbani di Mobilità Sostenibile. Essi tengono conto dei principi di integrazione, partecipazione e valutazione per soddisfare i bisogni di mobilità attuali e futuri degli individui, al fine di migliorare la qualità della vita nelle città e nei loro quartieri. Le politiche per la mobilità sostenibile a scala urbana trovano recente sostegno da parte dell’Europa con la COM(2009)490 di emanazione del Piano d’Azione sulla Mobilità Urbana e del Libro Bianco Trasporti (2011), ma sono proprio le linee guida per lo sviluppo e l’implementazione dei PUMS, emanate dalla Commissione Europea – Direzione Generare per la Mobilità ed il Trasporto nel 2013, a definirne maggiormente i contenuti. Il superamento dell’approccio rigidamente amministrativo, a favore delle esigenze della "città funzionante", pone in essere la necessità di ridefinire e coordinare geografie interamministrative per l’erogazione di servizi multimodali e la definizione di strategie, a differente orizzonte temporale.

Portualità

Paolo Viola | paolo.viola@arteva.it

Lo scopo è di approfondirne i contenuti e di avviare un dibattito sulle “cose da fare” per adeguare i porti italiani alle nuove esigenze del traffico mondiale di passeggeri e di merci. Il DL 169/2016 “Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione della disciplina concernente le Autorità Portuali di cui alla L84/94…”), introducendo le Autorità Portuali di Sistema, ha infatti aperto una nuova fase per la pianificazione dei porti. La dimensione territoriale dei piani portuali si è fatta più estesa e rende il rapporto tra il piano urbanistico territoriale e quello portuale maggiormente complesso. Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha predisposto, in proposito, una nuova versione delle Linee Guida per la redazione dei “Piani Regolatori di Sistemi Portuali”. In gioco ci sono da un lato le ragioni delle Autorità Portuali di Sistema, interessate a dare efficienza e competitività alla filiera logistica dei porti, dall’altro quelle degli enti locali (Regioni, Città metropolitane, Comuni) interessati alla riorganizzazione e riqualificazione dei territori e delle città. Occorre dunque avviare un confronto sulle strategie e le azioni da sviluppare per adeguare il sistema portuale nazionale alle nuove sfide del trasporto marittimo - passeggeri e merci - in un quadro di coerenza con la pianificazione territoriale ed urbanistica.

Aree interne/Ricostruzione

Massimo Sargolini | massimo.sargolini@unicam.it

L’elevata vulnerabilità di ogni infinitesima porzione del Paese Italia dovrebbe essere ormai acclarata e dovremmo essere pronti a fornire risposte adeguate, da pianificare accuratamente “in tempo di pace”, evitando di piombare in continue emergenze, ogni volta che interviene un disastro naturale. Le aree pilota selezionate nell’Ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), drammaticamente coincidenti con l’area del “Cratere” del sisma del 201, si accingevano a declinare la Strategia nei territori, per affrontare condizioni di significativa fragilità strutturale. Il tema della preparazione (preparedness) rispetto ai disastri naturali è da decenni al centro dell’azione dell’UNISDR (United Nations Office for Disaster Risk Reduction), l’agenzia delle Nazioni Unite che si dedica agli interventi per ridurre i rischi dei disastri naturali. Dal 2005, l’agenzia esercita un’importante azione nell’orientare i governi e le comunità locali a rafforzare la loro capacità di prevenire (ove possibile) i disastri naturali, ridurre (sempre) la vulnerabilità delle comunità esposte al rischio e aumentarne la resilienza. Secondo il Sendai Framework for Disaster Risk Reduction (2015-30), per un’appropriata gestione del rischio di disastri, è necessario un approccio interdisciplinare e olistico, sapendo che la gravità di un evento calamitoso di origine naturale è strettamente correlata alle scelte e comportamenti dei singoli individui, degli enti preposti al governo del territorio, ma anche alla complessiva organizzazione istituzionale e agli strumenti da mettere in atto, diversamente agenti in ambiti geografici non omogenei. Occorre quindi concentrare l’attenzione di questa community su due fattori chiave, già richiamati dall’UNISDR:

1) preparare individui, comunità e organizzazioni economiche e sociali a fronteggiare i disastri naturali e i rischi a essi associati mediante misure idonee per aumentare la capacità di risposta, e quindi la resilienza delle comunità;

2) intervenire dopo i disastri per costruire meglio, cogliendo la ricostruzione come occasione per sperimentare strumenti pianificatori e programmatori, al fine di migliorare assetti insediativi e territoriali e mitigare le conseguenze di futuri disastri.

Area Vasta e dimensione macroregionale

Roberto Mascarucci | roberto.mascarucci@gmail.com

Il “regional planning” sta vivendo una stagione di nuova centralità in campo internazionale (Europa e dintorni), spesso abbinato a processi di revisione degli assetti di governance locale (riorganizzazione degli assetti amministrativi). In Italia, invece, non solo è difficile condurre a buon fine il processo avviato con la Legge 56/2014 (cosiddetta Legge Delrio), ma è anche colpevolmente trascurata la componente fisico-spaziale della pianificazione dello sviluppo. In campo strettamente disciplinare si avverte la necessità di rivendicare la competenza esperta del pianificatore territoriale nel disegnare gli assetti futuri (di tipo spaziale) da porre a riferimento dei programmi d’azione a scala sovra comunale, con riferimento alla dimensione regionale e macroregionale. È giunto il momento che i due principali attori, lo Stato centrale e le Regioni trovino un accordo su una legge quadro di principi, che precisi gli ambiti di intervento dello stato e quelli di intervento delle regioni guardando anche agli interessi di città e di territori. Le attuali dinamiche territoriali hanno senza dubbio spostato verso l’alto tutte le scale della pianificazione: (i) la pianificazione strategica deve essere ricondotta alla dimensione regionale; (ii) la pianificazione spaziale degli assetti strutturali deve avere a riferimento le “aree urbane funzionali”; (iii) i piani urbanistici devono essere declinati rispetto ad ambiti intercomunali. In questo processo di “re-scaling” deve riacquistare centralità strategica la componente spaziale dei progetti di futuro.

In questo quadro vanno ripensati in chiave innovativa:

- gli assetti istituzionali (aggregazioni di comuni, province o nuovi enti di area vasta, regioni e macroregioni);

- gli strumenti (piani, programmi e progetti);

- le politiche infrastrutturali (reti, corridoi e telai);

- le politiche urbanistiche (azioni di governo delle trasformazioni e misure incentivanti).

Politiche pubbliche per le città

Carmen Giannino | carmela.giannino@gmail.com

Il tema riveste un importanza strategica in quanto da più parti, a livello centrale, assistiamo alla definizione e programmazione di politiche pubbliche che agiscono settorialmente. Anche i soggetti pubblici programmatori sono diversi pur perseguendo le medesime finalità. S fa riferimento al tema Habitat III, per il quale è stato prodotto un Rapporto nazionale sullo sviluppo urbano sostenibile; al tema periferie urbane per il quale è stato pubblicato un bando che ha prodotto il finanziamento di 120 proposte progettuali provenienti da 120 città metropolitane e capoluoghi di provincia; al tema aree urbane degradate per il quale è in corso la valutazione di oltre 800 progetti presentati da tutti i comuni, senza distinzione dimensionale; alle politiche di coesione che per la programmazione 2014-2020 prevedono un opzione strategica città che si sostanzia nel PON Città metropolitane e nei Programmi operativi regionali che individuano assi di intervento che privilegiano le città medie, quali poli di innovazione e di offerta di servizi avanzati. Tali strumenti si interfacciano con politiche nazionali settoriali che si attuano nelle città e che contribuiscono, o dovrebbero concorrere a farlo, a determinare migliori opportunità e migliori condizioni di vita per i cittadini, come le politiche sull’innovazione, sull’ambiente, sulle infrastrutture, sulle pari opportunità, sull’inclusione sociale, sull’istruzione. Esse incidono sui livelli di welfare e di servizi, investono gli apparati legislativi e di riforma in atto, presuppongono scelte localizzative e territoriali e azioni in grado di attuare integrazione e condivisione di interventi a scala territoriale sovraregionale e locale. Esse sono, inoltre, in grado di attivare, se coordinate tra loro e raccordate a finalità di crescita, inclusione e coesione sociale, le sinergie necessarie espresse dalle città, dalle reti urbane e dai soggetti che agiscono nei vari contesti sociali, culturali e produttivi.

Risorse comunitarie per i progetti

Franco Marini | f.marini@comune.perugia.it

Tra il 2017 ed il 2019 si deciderà la prossima programmazione europea 2020-2027 e come INU, invertendo una tendenza che generalmente ci vede spettatori nella fase di definizione delle politiche (e delle risorse) per il governo del territorio e valutatori ex post della efficacia di quelle politiche, intendiamo dare un contributo nella fase in cui vengono decise le politiche europee per la città e il territorio.

Lo stimolo è dato da uno dei passaggi fondamentali del “Progetto paese” approvato nel nostro ultimo congresso e che così recita: “è necessario completare la transizione e dotare gli interessi pubblici di documenti strategici, che fissano obiettivi e priorità, che interagiscono fra loro non come puzzle di previsioni conformativi sul territorio, ma come vettori di azione in grado di combinarsi secondo il principio di coerenza rispetto a priorità condivise. La pianificazione per obiettivi e progetti è il complemento necessario di una co-pianificazione matura e responsabile dei risultati raggiungibili e raggiunti.” 

Un simile approccio, legato ad una visione dell’urbanistica più progettuale che “regolativa”,  implica l’organizzazione di una “nuova cassetta degli attrezzi” a disposizione degli urbanisti e di chi amministra il territorio.

Se quindi parliamo di progetto e strategie, come INU dobbiamo essere in grado di incidere sui meccanismi decisionali che devono dare corpo alla nostra "cassetta degli attrezzi".

In altri termini l’INU vuol dare un contributo non solo in fase di monitoraggio ma ancor prima, nel momento nel quale la programmazione economica dovrebbe cogliere le esigenze della pianificazione territoriale e, più in generale, sostenere politiche pubbliche integrate.

Su tali presupposti la community intende monitorare il corso della discussione sulla  programmazione comunitaria post 2020 ed attraverso azioni di vario tipo (seminari, incontri con decisori ..) incidere sui contenuti della stessa programmazione in tema di città, territorio e ambiente.  

Politiche e interventi per la difesa dei suoli e vulnerabilità sismica

Luana Di Lodovico | luanadilodovico@hotmail.it

Lavorare sul tema della difesa dei suoli richiede un approccio multidisciplinare e multiscalare, data la complessità del tema, che andrà portato avanti lavorando in sinergia con altri gruppi che si occupano di rischi, di vulnerabilità, di infrastrutture, di consumo di suolo, di adattamento e di innovazione. Le politiche e gli interventi per la difesa del suolo del Progetto Paese permettono di lavorare sulle tre parole chiave discusse al XXIX Congresso ovvero #adattamento, #geografie, #innovazione aggiungendone una quarta #prevenzione che a sua volta si collega alle proposte INU per Casa Italia. Non è necessario introdurre nuovi strumenti urbanistici ma bisogna rafforzare il ruolo del Piano Urbano (PU) ordinario il quale deve far propri i principi di sicurezza territoriale, urbanistica ed edilizia, mitigazione del rischio, rigenerazione, ricostruzione e restauro della Città. Il Piano dev’essere frutto di un sistema di copianificazione e basato sulle interazioni coerenti di diversi progetti di sviluppo scelti e valutati attraverso un sistema basato su evidenza pubblica, terzietà e monitoraggio (conoscenza condivisa, Urban Center, etc).

Please reload

SEDE LEGALE

Via Castro dei Volsci, 00179, Roma

SEDE OPERATIVA

Via San Pantaleo 66, 00186, Roma

Tel: +39.06.688.011.90

Web: www.inu.it 

  • Grey Facebook Icon
  • Grey Instagram Icon

© 2018 INU
Piattaforma creata da PMopenlab srls